Connettori Wago e morsetti a leva: come funzionano e quando usarli
Connettori Wago e morsetti a leva: come funzionano e quando usarli
Pubblicato il 12 agosto 2026 · Tempo di lettura: 7 minuti
Fino a qualche anno fa collegare due cavi in una scatola di derivazione significava attorcigliare i fili e stringere due viti con il cacciavite. Oggi bastano tre secondi e nessun attrezzo. I connettori Wago hanno cambiato il modo di lavorare di elettricisti e installatori, e sono diventati lo standard anche nei montaggi di illuminazione LED. In questa guida vediamo come funzionano, quando servono 2, 3 o 5 poli e quali errori evitare. Tutti i modelli trattati li trovi nella categoria morsettiere e connettori.
In breve: i connettori Wago della serie 221 collegano fino a 5 conduttori senza attrezzi grazie a una leva. Reggono 32 A e 450 V, accettano cavi rigidi da 0,2 a 4 mm² e flessibili da 0,14 a 4 mm², e vanno spelati esattamente 11 mm. Per collegare un pannello LED alla rete servono due connettori.
Indice
1. Cosa sono i connettori Wago
3. Come si collega un cavo in 4 passaggi
1. Cosa sono i connettori Wago
Wago è un’azienda tedesca che negli anni Cinquanta ha introdotto il primo morsetto elettrico senza vite. Il nome è poi diventato di uso comune: in cantiere si dice “passami un Wago” come si dice “passami uno scotch”. La serie più diffusa oggi è la 221, quella con il corpo trasparente e le levette arancioni.
Il principio è semplice: alzi la leva, infili il conduttore spelato, abbassi la leva. Una molla interna in acciaio inossidabile preme il filo contro una barra conduttrice in rame e mantiene la pressione costante nel tempo. A differenza di un morsetto a vite, la forza di serraggio non dipende da quanto hai stretto e non si allenta con le vibrazioni o con i cicli di riscaldamento.
Il corpo trasparente non è una scelta estetica: serve a vedere se il conduttore è entrato fino in fondo. Un filo troppo corto che non arriva alla barra di rame è il guasto più frequente e il più difficile da diagnosticare, perché il collegamento sembra fatto. Con l’alloggiamento trasparente lo vedi in un secondo.
I modelli che trattiamo sono certificati ENEC, UL, PSE/JET, CQC e GOST-R e sopportano una temperatura di esercizio continua di 105 °C in ambienti fino a 60 °C. Due aperture di test sul corpo permettono di misurare la tensione con il puntale anche dopo l’installazione, senza smontare nulla. L’assortimento completo è sulla pagina del marchio Wago.
2. Morsetti a leva o morsetti a molla?
I due termini vengono usati come sinonimi, ma indicano due prodotti diversi. Entrambi sono morsetti a molla, nel senso che il contatto è garantito da una molla e non da una vite. La differenza sta in come il filo entra.
Hanno una levetta per ogni polo. Si aprono e si richiudono quante volte vuoi, accettano sia conduttori rigidi che flessibili e permettono di rifare un collegamento senza buttare il morsetto. È il tipo della serie 221.
Ideali per: ristrutturazioni, cantieri, prove, punti luce che potrebbero cambiare.
Senza leva: il filo si spinge dentro e resta bloccato. Costano meno e occupano meno spazio, ma accettano quasi sempre solo conduttori rigidi e il filo non si estrae più senza danneggiare il morsetto.
Ideali per: impianti nuovi definitivi, grandi quantità, collegamenti che non verranno più toccati.
Nella pratica, se lavori su un impianto esistente conviene quasi sempre la versione a leva. La differenza di prezzo per pezzo è minima, mentre il tempo risparmiato la prima volta che devi correggere un collegamento la ripaga da sola. Il conduttore flessibile, poi, con i morsetti a innesto semplicemente non funziona: i fili sottili si sfilacciano e non fanno contatto affidabile.
Come riconoscerli: se vedi le levette arancioni sul corpo trasparente, è un morsetto a leva. Se il corpo è chiuso e vedi solo i fori d’ingresso, è un morsetto a innesto.
3. Come si collega un cavo in 4 passaggi
Prima di iniziare: togli tensione dal quadro elettrico e verifica l’assenza di tensione con un cercafase o un tester. In Italia gli interventi sugli impianti elettrici fissi devono essere eseguiti da un installatore abilitato ai sensi del DM 37/08.
La misura non è indicativa. Troppo corto e il filo non raggiunge la barra di rame; troppo lungo e il rame nudo sporge dal morsetto. Molte spellafili hanno una tacca a 11 mm, altrimenti usa il righello stampigliato sul corpo del connettore.
Deve arrivare in posizione verticale. Se resta a metà, la molla non si è aperta del tutto e il conduttore non entrerà fino in fondo. Le impugnature laterali servono a tenere fermo il morsetto mentre lavori con l’altra mano.
Gli imbuti di guida accompagnano il conduttore nella posizione corretta. Attraverso il corpo trasparente controlla che il rame arrivi effettivamente in fondo: è il momento in cui si evita il 90% dei problemi futuri.
Una trazione decisa è la verifica finale: se il filo si sfila, ripeti il passaggio. Dopo aver ridato tensione puoi controllare il collegamento con il puntale del tester nelle due aperture di test, senza smontare niente.
Conduttori flessibili: non serve stagnare la punta né usare puntalini. I morsetti a leva sono progettati per stringere il fascio di fili così com’è, basta che sia ben ritorto prima di infilarlo.
4. Quanti poli servono: 2, 3 o 5
Il numero di poli indica quanti conduttori entrano nello stesso morsetto, e quindi quanti fili vengono messi in comune tra loro. La regola è contare i conduttori che devono stare sullo stesso potenziale: un morsetto per fase, uno per il neutro, uno per la terra.
| Poli | Cosa collega | Caso tipico |
|---|---|---|
| 2 poli | Due conduttori | Prolungare un cavo, collegare un driver LED all’alimentazione |
| 3 poli | Tre conduttori | Derivare un punto luce da una linea passante |
| 5 poli | Cinque conduttori | Scatole di derivazione con più diramazioni, quadri |
Un consiglio pratico da cantiere: conviene tenere in cassetta tutte e tre le misure invece di forzare i collegamenti nel formato che si ha sottomano. Usare un 5 poli per collegare due fili funziona ma spreca spazio nella scatola, e le scatole di derivazione italiane sono raramente generose.
Tre formati in confezione da cantiere. Tutti della serie 221, con corpo trasparente e leva riapribile.
5. Wago e illuminazione LED: dove servono davvero
Chi monta illuminazione LED usa i Wago più di chiunque altro, per un motivo strutturale: quasi ogni apparecchio LED ha un driver con due cavetti volanti che devono essere collegati alla rete. Non ci sono morsettiere a vite integrate, non c’è spazio per attrezzi, e il collegamento va fatto spesso in controsoffitto con le braccia sopra la testa.
Per ogni pannello LED servono due connettori: uno per la fase e uno per il neutro. Su un ufficio da venti pannelli fanno quaranta pezzi, ed è il motivo per cui vendiamo il formato a 2 poli in confezione da cento. Stesso discorso per i faretti da incasso, dove il vano sopra il controsoffitto è ancora più stretto.
Attenzione: sulle strisce LED non usare i Wago
È l’errore più comune di chi passa dai punti luce alle strisce LED. I Wago lavorano a 230 V in corrente alternata a valle del driver; il tratto tra alimentatore e striscia è invece a 12 o 24 V in corrente continua e va prolungato con il cavo giusto, rispettando la polarità. Per queste distanze servono i cavi di collegamento e prolunga dedicati: due conduttori per le strisce monocolore, quattro per le RGB.
Servono quando più strisce distanti tra loro devono arrivare allo stesso controller. Disponibili in bobine da 25 o 50 metri.
Regola pratica per il conteggio: due Wago per ogni apparecchio da collegare alla rete, più un margine del 10%. Ne restano sempre alcuni sul fondo della cassetta, ma tornare in ferramenta a metà installazione costa molto più di una confezione in più.
6. Cinque errori da evitare
È il problema numero uno. Un filo spelato a 6 mm sembra collegato ma tocca appena la barra di rame: il contatto scalda, il morsetto si annerisce e prima o poi la luce inizia a comportarsi in modo strano.
Ogni polo accetta un solo conduttore. Se devi mettere in comune tre fili, prendi un 3 poli: costa pochi centesimi in più e il collegamento è a norma.
Il limite è 4 mm². Un cavo da 6 mm² forzato dentro deforma la molla in modo permanente, anche se sul momento sembra tenere.
La leva si riapre quante volte vuoi, ma se il corpo mostra segni di surriscaldamento il morsetto va sostituito. Il costo unitario è di pochi centesimi, il rischio no.
I morsetti vanno alloggiati ordinatamente, non compressi a caso quando si chiude il coperchio. Esistono supporti dedicati che li tengono fissi e liberano spazio per i cavi.
7. Domande frequenti sui connettori Wago
Quanti mm di cavo bisogna spelare per un Wago?
Esattamente 11 mm. La misura è stampigliata sul corpo del connettore e serve perché il conduttore raggiunga la barra di rame senza lasciare rame nudo all’esterno.
I connettori Wago si possono riaprire e riutilizzare?
Sì, i modelli a leva della serie 221 si aprono e richiudono senza limiti dichiarati. Vanno sostituiti solo se il corpo mostra segni di surriscaldamento o se la leva non fa più resistenza.
Quanti Wago servono per un pannello LED?
Due per ogni pannello: uno per la fase e uno per il neutro. Per un ufficio con venti pannelli servono quindi almeno quaranta connettori a 2 poli.
Che differenza c’è tra morsetti a leva e morsetti a molla?
Sono entrambi morsetti a molla, cioè senza vite. Quelli a leva hanno una levetta che permette di riaprire il collegamento e accettano anche conduttori flessibili; quelli a innesto non hanno leva, costano meno ma il filo non si estrae più.
Si possono usare i Wago sulle strisce LED?
No, non sul tratto a bassa tensione. I Wago servono a monte, per collegare l’alimentatore alla rete a 230 V. Il tratto tra alimentatore e striscia lavora a 12 o 24 V in corrente continua e richiede i cavi di prolunga dedicati, con la polarità rispettata.
Qual è la sezione massima di cavo per un Wago 221?
Fino a 4 mm² sia per i conduttori rigidi (da 0,2 mm²) sia per i flessibili (da 0,14 mm²). Oltre questa sezione servono morsetti di formato superiore.
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